Da Manziana a Santa Severa
Che domenica ragazzi! In cielo neanche una nuvola, temperatura 13° ma al sole si stava benissimo, sarebbe stato un peccato mortale starsene a casa.
Seguendo l’itinerario trovato su: www.romaincampagna.it e quello pubblicato sulla guida TRENI & BICI IN LAZIO. Volume I, abbiamo fatto un giro strepitoso.
Una dolce discesa dai monti al mare attraversando il fitto bosco della Macchia Grande di Manziana e l’affascinante paesaggio della Caldara di Manziana, lago di effusioni sulfuree, giungendo fino a Santa Severa.
Siamo partiti con molto comodo alle 10,52, dalla stazione di Roma Ostiense, non senza però qualche noia, infatti per colpa del blocco del traffico, Silvia ci ha raggiunto con qualche minuto di ritardo.
Raggiungere la stazione, fare i biglietti e salire sul treno, quella è stata la vera faticaccia!

Una volta scesi alla stazione di Manziana/Canale Monterano con una breve salita abbiamo raggiunto la bella piazza del paese dove è possibile ammirare la bella veduta verso il lago di Bracciano.
Partendo dal fontanile barocco, si imbocca “Via Roma” in senso vietato, a piedi, dopo poche centinaia torna il doppio senso, la strada scende fino ad un grosso incrocio, dove si prende a destra la Braccianese, alla fine del grosso marciapiede bianco si attraversa la strada e si prende la traversa sterrata che penetra nel fitto bosco della Macchia Grande di Manziana.

Entrambe le guide non sono molto precise, infatti abbiamo superato di un paio di chilometri l’ingresso (non segnalato) della riserva naturale.
Il magnifico bosco, con i suoi superbi cerri e alberi d’alto fusto, ha l’ingresso sbarrato, cancello 1, superato il quale si prosegue lungo lo sterrato fino al cancello 3 e alla strada asfaltata.


Nel bosco è possibile fare un ampio giro, adatto a tutti, si svolge tutto su tratti pianeggianti, con fondo stradale buono eccetto nelle stagioni con forti precipitazioni. All’ingresso del bosco c’è una carta dei sentieri del parco.
La via fin qui percorsa è la “Strada di mezza Macchia”, si prosegue sempre dritti, ignorando ogni incrocio, fino a “Via del Condottino”, si gira a sinistra e si raggiunge dopo pochi metri la strada provinciale che conduce al paese di Sasso.

Al di là della strada un cartello indica il Monumento Naturale della Caldara di Manziana, raggiungibile a poche centinaia di metri: si tratta di un zona paludosa di terra biancastra, disseminato di sorgenti solforose fumanti, e deve il suo nome alla somiglianza ad un grande calderone.
All’ingresso della Riserva Naturale c’è una carta dei sentieri, la “Caldara” si trova a sinistra, pochi metri oltre il cancello, recintata da una lunga staccionata che però è possibile oltrepassare per raggiungere la gorgogliante polla sulfurea. Sempre dal cancello proseguendo dritti sulla strada è possibile fare un ampio giro di una decina di chilometri.
Tornati sulla strada asfaltata, si gira a sinistra in direzione del borgo di Sasso.
A metà della lunga salita che conduce a Sasso girare a destra in Via Pian della Carlotta, non senza però aver forato prima…
E certo, finora la gita era stata troppo bella!
Comunque ce la siamo cavata in un quarto d’ora, sorridendo ma non troppo, della possibilità di perdere il treno per via dell’ora tarda ormai.
Riprendiamo così la stradina poderale in discesa, prima asfaltata poi sterrata, che con un bel panorama sui Sassi di Furbara, conduce velocemente verso il mare.
Ma veloci ormai non potevamo più esserlo, si è fatto buio, quindi accese tutte le luci possibili (per fortuna molto potenti perché: siamo o no speleologi?) giungiamo al ponte sull’autostrada, attraversato il quale c’è Santa Severa Nord, la stazione è ormai a poche centinaia di metri.

Però ormai abbiamo perso il treno, così ci dirigiamo verso casa di Laura, tanto ci dovevamo passare, per una commissione. Ad allietarci la serata ci è venuta incontro Novella che ci ha tenuto compagnia fino all’ora di cena.
Rovistando nella dispensa di una casa frequentata solo durante la stagione estiva, il menù è stato: mezzo chilo di pasta con ceci e tonno (squisita) e gli avanzi delle merende.
Un paio di telefonate ai parenti a casa, per farci confermare l’orario dell’ultimo treno, e poi di corsa alla stazione dove ormai si trattava di attendere, non uno ma bensì due treni, si perché il diretto non c’era più, abbiamo dovuto fare il cambio a Santa Marinella per tornare in dietro verso Roma.
Rientro a casa, più o meno per tutti intorno a mezzanotte dopo circa 40 chilometri di bici, ma Laura un po’ di più.
Blocco del traffico, descrizioni imprecise, forature, cadute, buio, treni mancati, freddo, nulla ci ha fermato!
Oggi siamo tutti al lavoro.

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