Canyon del Maschio D’Ariano

Piccola gita domenicale nei pressi dei pratoni del Vivaro, alla ricerca del ” Gran Canyon” di Lariano, come in tanti enfatizzando chiamano una piccola via cava, o più semplicemente una breve forra erosa dalle acque meteoriche.

Parcheggiamo alle coordinate 41.741100, 12.773550, all’inizio di una strada sterrata che porta ad un maneggio, ma il nostro sentiero è sull’altro lato della strada asfaltata, oltrepassata una sbarra chiusa.

La salita mai troppo ripida, inizia su un sentiero eroso dall’acqua, costringendosi a saltellare a destra e sinistra, secondo dov’è più comodo passare, ma dura poco, poi si fa tutto più semplice, seguiamo le indicazioni per i Maschio d’Ariano, ovvero il Mons Algidus cosi chiamato dai Romani in età repubblicana, sulla quale cima la gens Aria fece costruire un fortilizio, di cui oggi rimane solo qualche rudere, per il controllo del territorio.

Giunti in cima dopo un’oretta di passeggiata, vediamo che il posto è molto frequentato, scout ovunque e gente comune che beve, mangia e canta.

Tornando indietro dopo la breve discesa iniziale, prendiamo il bivio a sinistra per la Fonte della Donzella, la segnaletica è sempre buona, non ci si può sbagliare, incontriamo qualche piccola tomba rupestre, che non manchiamo di visitare.

Questo sentiero collega la cima a via del Monte Artemisio (sterrata), a metà strada circa un varco sulla sinistra conduce al breve canyon attraversatolo il quale, sfruttando qualche radice si ridiscende sulla medesima via.

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Ponte Coperto e Ponte Sodo

Piccola e facile escursione per visitare delle opere idrauliche artificiali, realizzate anticamente per deviare il corso del torrente, facendolo passare dentro dei cunicoli sotterranei.

Nel caso di Ponte Coperto, il più grande, è evidente come il torrente trovando strati poco resistenti, abbia successivamente scavato e ampliato di molto le dimensioni della cavità.

dimensione originaria, ormai abbandonata dall’acqua
com’è ora dopo secoli di erosione dell’acqua

Se non si ha problemi a percorre il fosso, il cui fondo può risultare bagnato e purtroppo usato come discarica,

Purtroppo la vicinanza alla strada, compromette la pulizia del luogo
Varie attività ludiche si possono praticare dentro il fosso
per evitare un tratto di acqua alta, abbiamo messo una corda di sicurezza

consiglio di partire dal Ponte Sodo, in realtà sono due cavità asciutte consecutive, per poi tornare indietro fino al Ponte Coperto, molto più grande e in cui scorre un debole fiume, almeno in questa stagione, un piccolo ma facile saltino ostacola la discesa a circa metà percorso.

Utile una corda per superare i tratti scivolosi, ma non necessaria.

Ci troviamo in provincia di Roma, più precisamente a Ceri, in localitàPonte Coperto, si parcheggia alle coordinate 42.024450, 12.164150 vicino un cancello di legno e di fronte, un cancello di metallo.

1 – Ponte Coperto

Per raggiungere il Ponte Coperto, bisogna superare facilmente il cancello di metallo e raggiungere le coordinate 42°01’26.6″N 12°09’54.2″E, questo è l’ingresso e da qui o nei pressi ci si può solo calare (5 o 6 metri), proseguendo verso destra invece, cioè seguendo la sinistra orografica del fosso, dopo cica 400m un varco tra la vegetazione permette la discesa tramite uno scivolo terroso. Non resta che tornare in dietro fino all’ampio portale della cavità.

Ponte Coperto – ingresso
interno
uscita

Per tornare alle auto, dopo circa 200 metri di oscurità riusciamo alle coordinate 42.022750, 12.163583, bisogna risalire il pendio a sinistra nel sottobosco, fino ad un campo, e seguire il fosso tornando indietro, la strada è a circa 150 metri, si va verso sinistra e le auto sono 100m più su.

2 – Ponte Sodo

Per raggiungere il Ponte Sodo bisogna costeggiare il fosso verso monte, camminando sul bordo del campo a sinistra del cancello di ferro, dopo poco pù di 1km la traccia gira verso destra entrando nel fosso, la cavità si trova poco più a monte, alle coordinate 42.032450, 12.169833

il comodo sentiero all’interno del fosso
Ponte Sodo – ingresso
interno
Ponte Sodino, ovvero il breve tunnel oltre Ponte Sodo, che si intravede in fondo

Per tornare la via è la medesima, oppure si segue il fosso in direzione di Ponte Coperto per poi uscire come già  descritto.

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Miniera di Pirite

Si tratta della Miniera del Franco a Giglio Campese, ovvero sull’isola del Giglio dove io e Rosa stiamo in vacanza per qualche giorno.

Veniamo a conoscenza di questo luogo solo grazie al geocaching, all’interno c’è nascosta la cache da trovare.

Ci documentiamo su internet, su di che genere di miniera si tratta, non sto qui a prolungarmi troppo giacché potete trovare da soli le stesse informazioni, mi limito a raccontarvi la nostra breve avventura:

giunti alla spiaggia di Campese, la percorriamo verso sinistra guardando il mare, per imboccare poi il sentiero che conduce ai faraglioni.

qui inizia il percorso, sullo sfondo si vedono le piattaforme e quello che rimane della teleferica che portava alla nave il carico di pietre estratte dalla miniera.

Dopo una breve salita si intravedono le reti paramassi, imbocchiamo una labile traccia che si inoltra dietro di esse fino a raggiungere dei ruderi, oltrepassati i quali giungiamo ad un primo ingresso murato e poco più avanti il secondo sfondato.

Superato il foro d’ingresso, percorriamo un breve meandro fino ad un bivio, a destra chiude subito, non resta che andare a sinistra, qui si vede la vera miniera, con le travi di legno a sorreggere il soffitto e i massi pericolanti che un po’ ci fanno pensare.

qui sto cercando la cache, ma è il luogo sbagliato, un vicolo chiuso ed anche il più stretto, basta ignorarlo, il resto della cavità è ampia e comoda

Proseguiamo comunque fino in fondo scattando qualche foto, ci sono zone adibite ad uffici o altro, invece tornando indietro proprio sotto la zona pericolante un varco conduce ad una sala ostruita con due grossi pietroni che scavalco facilmente,

Rosa mi attenderà qui, proseguendo trovo un saltino di qualche metro armato con una corda fissa agganciata ad una bella placchetta con un fix, segno che è stata oggetto di interesse da parte di qualche gruppo speleologico, immagino toscano.

il pozzetto armato ma disarrampicabile

La discesa in arrampicata è semplice, alla base mi trovo in una grande sala con diversi cunicoli brevi che esploro, un’apertura in alto fa penetrare una debole luce.

Trovato quello che cercavo torno indietro ed usciamo.

COORDINATE: 42°21’52.8″N 10°52’38.9″E (42.364667, 10.877467)

GRUPPO MONTUOSO: promontorio del Franco

LOCALITA’: Valle Ortana – Giglio Campese

PROVINCIA: Grosseto

NOTA D’ARMO: corda 5m di servizio

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La forra di Natale e il Fosso Del Presale

A pochi giorni ormai dalle feste natalizie, io, Alessandro e Betta, abbiamo partecipato alla “Forra di Natale”, insieme agli amici del Gruppo Torrentistico CAI “Otto Verticale” e tanti altri, circa 50 torrentisti scaglionati in cinque squadre, noi provenienti da Roma siamo stati gli ultimi ad entrare. L’appuntamento era nei pressi del piccolo cimitero di Rocca Leonella  (43.577639, 12.538556), siamo arrivati puntuali, erano le ore 11,00, ma per non rischiare la calca, abbiamo chiacchierato serenamente per una buona ora, Sabrina ci ha anche offerto una ottima torta di mele casalinga, ben presto vediamo tornare la prima squadra, è segno che anche per noi è arrivato il momento di avviarci,

prendiamo così il sentiero d’accesso comodo e mai ripido,senza rischio di errori mezz’ora dopo stiamo al primo salto (43.568611, 12.537611) , sono ormai le ore 13.

La prima calata parte direttamente da un albero sul sentiero, 28 metri e dalla base si possono ammirare le rovine di una piccola opera idraulica,

una briglia malconcia attraverso la quale penetra l’acqua del torrente.

Iniziamo da qui il percorso dentro questa piccola forra, lunga mezzo chilometro con 150m di dislivello, caratterizzata da una dozzina tra scivoli e cascate, la cui prima è la più alta, sempre con un buon scorrimento, giusto un paio di marmitte profonde, ma mai problematica.

Il tempo è stato clemente, giornata uggiosa ma calda, siamo riusciti a non fermarci mai nonostante il numero delle persone, anche questo ci ha protetto dal freddo della forra, avevamo ben quattro corde più quelle lasciate fisse e recuperate lungo il percorso, giacché eravamo gli ultimi,

quindi riuscivamo ad alternare l’armo delle cascate, senza mai rallentare la progressione, infatti stiamo al ponte sulla strada, dove finisce la forra (43.571389, 12.541806), circa 2 ore e mezza dopo l’ingresso in forra, perfettamente in orario considerando anche il numero delle persone.

Abbiamo terminato in allegria tutti insieme a pranzo in un vicino ristorante.

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Valle Ferrara

Prima uscita da ex corsisti di Alessandro e Francesco e con noi c’è anche Donatella che da un po’ non si faceva vedere e Giancarlo, vogliamo percorrere il torrente della Valle Ferrara, un vallone che scende aperto e normalmente asciutto tra i boschi dei Monti Sabini.

Giunti nei pressi di Santa Maria di Casperia, alle coordinate 42.354421N 12.673970E si prende una stradina che sale verso la montagna in direzione della chiesa di Santa Maria in Legarano, si continua per poco più di 2 km, parcheggiamo nei pressi di un ponticello 42.357390, 12.698030.

Incontriamo dei cacciatori, è in corso una battuta di caccia al cinghiale, non ci impediscono di passare ma si raccomandano di fare rumore e noi altrettanto di avvisare con le radio della nostra presenza.

Proseguiamo piedi, in salita lungo la stradina che ben presto diviene una sterrata e che continua a salire lungo una valle. Un centinaio di metri più in alto si gira a destra 42.364368N 12.702840E, il sentiero ora sale a mezza costa, si supera un passaggio scavato nella roccia e poco più avanti affianchiamo la Valle Ferrara. Giunti in vista del greto si continua ancora per un breve tratto, fin dove si può agevolmente entrare. Abbiamo camminato comodamente per circa un ora e qui inizia la discesa.

Il percorso consiste nel scendere una dozzina di piccole cascate, la più alta di 14m, con frequenti disarrampicate e calate con la corda. Essendo un torrente scarsamente frequentato, tutti gli armi sono stati su alberi o evitati aggirando i salti. In prossimità dell’uscita, abbiamo preso una sentiero, in alto a sinistra, che avevamo già notato diverse centinaia di metri prima, ormai il percorso era ridotto ad una discesa sul fondo pressoché piatto del torrente, evitando solamente gli ultimi due salti che avevano anche un po’ di acqua alla base, ed in 10 minuti eravamo alle auto.

Infine abbiamo percorso un fosso lungo circa 1500m, con un dislivello approssimativo di 300m, in tre ore di escursione piacevole e rilassante.

Ora un po’ di foto







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Rio Cupone

Questa volta io e Rosa siamo andati a discendere questa piccola forra, che si trova nei pressi di Spigno Saturnia, sui Monti Aurunci.

Parcheggiamo l’auto al ponte sul Rio Cupone della stradina asfaltata che percorre la base della montagna (41.319585, 13.713523), dal momento che non abbiamo una seconda auto per la navetta, prendiamo la vecchia mulattiera che sale a Spigno alta (41.318254, 13.714068),

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è una giornata calda e umida, ma le nuvole ci aiutano un poco e in mezzora di sudata siamo al paese, dove ci fermiamo a defaticare nell’unico.

Ripartiti, prendiamo la strada a destra del bar in leggera salita, poi ripiana e nei pressi dell’ultima casa scende, passa vicino in piccolo campo sportivo e dopo anche un area picnic raggiungiamo il fosso, in totale 10 minuti di cammino, qui è possibile parcheggiare una eventuale auto.

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Superiamo facilmente il fil spinato, qualche rovo e siamo nel letto asciutto (41.318167, 13.706167),

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ci apriamo la strada con le cesoie, ma ben presto stiamo sul primo salto da 7m.

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Alla base una pozza costringe a bagnarci, ma la evitiamo calandoci di lato sfruttando uno dei tanti alberi disponibili.

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Così sarà tutto il percorso, entra ed esci, scansando la fitta vegetazione, un continuo sforramento per non bagnarci nelle numerose pozze che ci si parano davanti, a volte usando la corda,

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e così fino al secondo ed ultimo salto,12 metri di calata dove una vasca sospesa ci complica la vita, sarà necessario calarci dal solito albero laterale e realizzare un relais su un secondo albero a metà discesa.

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Stiamo a poco più della metà del percorso, ma da qui è poco più di una passeggiata fino al ponte dove abbiamo parcheggiato l’auto.

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Ricapitolando: quota d’ingresso 290m e uscita 180m, sviluppo 700m, tempo di accesso 15 minuti con navetta, fino al primo salto, 45 minuti senza navetta, discesa 1 ora e 30 minuti, uscita 0 minuti, calate 2 attrezzate su alberi, la massima 15m.

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Grotta di San Michele Arcangelo

A Maranola, nella provincia di Latina, alle pendici di monte Altino, sui monti Aurunci, a 1220 m  si apre una piccola grotta, trasformata nei secoli in un eremo dedicato a San Michele Arcangelo.

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Prima della descrizione però facciamo un po’ di storia:

le grotte sin dagli albori della storia umana sono state usate come riparo abitativo, da chi sfuggiva da terre inospitali, da vessazioni, dalla giustizia o dalle proprie famiglie, ma anche da eremiti che sceglievano una vita ascetica, la cui prerogativa è l’isolamento vivendo a stretto contatto con la natura.

Di tutta questa diversità, le tracce più evidenti si trovano proprio nelle cavità utilizzate a scopo religioso che proprio grazie alla devozione dei fedeli, nei secoli le hanno ampliate e adattate con murature in pietra, dotate di porte, altari e cappelle affrescate.

Con l’avvento del cristianesimo, per scoraggiare i culti pagani, che nel sottosuolo erano per lo più praticati, le caverne vennero trasformate nella sede di forze oscure e malefiche, divennero le abitazioni di streghe, maghi, folletti e del demonio che nell’iconografia è rappresentato anche come drago.

L’immagine di Michele Arcangelo dipende dai passi dell’Apocalisse, ed è rappresentato alato in armatura con la spada o lancia con cui sconfigge il demonio, spesso nelle sembianze di drago, ecco perché esistono molte grotte a lui dedicate.

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Il santuario oggetto della mia gita è incastonato nella roccia, su un costone a strapiombo, lungo il sentiero che da Sella Sola,  in circa un ora e mezzo di non difficile salita, conduce alla cima del Redentore, la spalla meridionale del monte Altino, su cui è stato anche eretta una cappella e posta la statua in bronzo del Cristo Redentore.

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Per visitarlo occorre raggiungere le coordinate 41.305674, 13.619234, che si riferiscono al parcheggio nei pressi del Rifugio Pomito e luogo di picnic, dal quale inizia il percorso, ma volendo fare un giro più ampio, in rete si trovano le tracce gps di percorsi alternativi, inoltre per gli appassionati di Geocaching, c’è da divertirsi.

La leggenda popolare racconta che fu la statua stessa del santo ad indicare il luogo in cui voleva essere venerata, in quanto originariamente era posta in una grotta lungo il litorale di Gianola vicino Formia, pare che la statua, offesa dal linguaggio poco cristiano dei marinai dell’epoca, se ne fosse andata su monte Sant’Angelo, nel territorio di Spigno Saturnia, ma anche dalla nuova posizione, a 1252 m di quota, su una parete rocciosa rivolta al mare, poteva vedere i marinai, per cui avrebbe deciso di spostarsi su Monte Altino, in una cavità della roccia rivolta ad Occidente.

Gli abitanti di Spigno cercarono più volte di riportarla nel loro territorio, ma miracolosamente la statua ritornava sempre nell’attuale postazione, nel territorio di Maranola, così si decise di costruire una piccola cappella in onore di San Michele Arcangelo, era l’anno 830.

La facciata attuale di pietre, che chiude la cavità naturale, fu ricostruita in stile neogotico alla fine del 1893, quando salì sul monte in visita pastorale, l’arcivescovo Francesco Niola, che indicò l’interno dell’antro come sede ideale per la nuova costruzione, in modo tale da evitare i danni riportati dalla precedente chiesa, causati dalle acque di dilavamento, dalla caduta di rocce e porzioni di ghiaccio.

In conclusione una gran bella passeggiata, calda perché completamente allo scoperto, ma mitigata dalle nuvole, il sentiero panoramico, sempre ben evidente e scalinato, molto frequentato, questo però non deve fare abbassare la guardia sulla sicurezza, infatti abbiamo incontrato diverse persone, assetate o con ai piedi l’infradito.

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60° anniversario dello Speleo Club Roma – fase 1

Il 21 e 22 settembre scorso, si è svolto il primo di due eventi programmati per festeggiare la fondazione dello SCR.

Potete conoscere la storia dell’associazione a questo link.

Già nel pomeriggio di venerdì 20 alcuni soci si ritrovano a Campo Soriano, presso quella sorta di faraglione di terra che viene chiamato “la Cattedrale”, il luogo scelto per il campo-evento per allestire la piccola mostra e la festa-cena.

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È stato scelto quel luogo, perché sono anni ormai che stiamo esplorando in zona, con un discreto successo di nuove cavità, grazie anche alla popolazione locale, che spesso ci indica e ci accompagna alle cavità da loro conosciute, e la loro buona accoglienza è anche testimoniata dalle parole del sindaco di Sonnino allorquando chiediamo il permesso di accamparci, nel concedercelo, si complimentava “per il traguardo raggiunto e augurandoci chilometri di nuove grotte, anfratti, laghetti e fiumi sotterranei”.

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Inoltre vengono armate due nuove grotte, che chiamiamo antipasti, perché piccoline, la Chiavica di Jack e il Pozzo delle Pietre Strette, per farle conosce ai nostri ospiti e la ben più nota Zi Checca.

Io e Rosa giungiamo al campo sabato 21 pomeriggio, e troviamo già un discreto numero di persone, intente a montare le tende o tornato dalla gita in grotta.

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Finalmente arriva la cena, un caloroso ringraziamento va fatto al presidente e a tutti quelli che si sono adoperati per organizzare la festa, contattando tra l’altro il vicino ristorante, spuntando un prezzo ragionevole, per il catering, l’ottimo pasto a base di trofie e gnocchi, capra in umido e abbondate vino locale.

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A fine serata, sul libro firma contiamo una cinquantina di persone, con anche la presenza di altre associazioni speleologiche.

Quelli che sono rimasti, l’indomani si svegliano sotto una leggera pioggerella, che purtroppo peggiorerà velocemente, scatenando il fuggi fuggi della maggioranza delle persone, raccogliendo al meglio le tende bagnate o quello che ne rimane.

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I superstiti, sfidando le intemperie, si adopereranno chi a disarmare le grotte, chi a riordinare il luogo che ci ha ospitato.

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La giornata finisce al ritorno di quelli che erano andati in grotta, davanti ad un buon caffè, poi ci dividiamo, qualcuno va a cena e per me e Rosa comincia la vacanza.

BUON COMPLEANNO SPELEO CLUB ROMA.

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Grotta delle Pietre Strette

Si tratta di una piccola cavità recentemente scoperta ed esplorata dallo Speleo Club Roma, io e Rosa siamo andati a disarmarla.

Ci troviamo nei pressi di Terracina (Lt),  la grotta è situata tra Campo Soriano e la borgata di Casaletti, ed è proprio nei pressi di quest’ultima che parcheggiamo (41.322972, 13.248917), in curva nei pressi di una abitazione. Superata la curva vicino ad un capannone inizia il percorso a piedi. Un’ora scarsa di avvicinamento in salita, due terzi del percorso è su strada bianca che nel secondo terzo diventa sentiero, il terzo finale è nella macchia, gli ultimi 50m sono stati segnati col nastro bianco/rosso, ma la traccia gps è indispensabile.

L’ingresso della grotta (41.328333, 13.254333) è difficile reperimento perché nascosto dalla vegetazione, si tratta di una frattura larga circa 3 metri perpendicolare al pendio. Dal bordo, due larghi gradini di roccia, ci si cala in una bella verticale di 20 m totali.

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Alla base guardando la corda si scende a destra, si supera una salto di 5m e si giunge alla frana, in basso si passa comodamente ma con cautela, in alternativa si può bypassare in alto, arrampicando circa 4m nella non molto stretta fessura, in cima il quale si traversa qualche metro e si riscende di 5m circa. Alla base della frana un nuovo salto di 5m. Ora si  risale di 3m circa e con la medesima corda si traversa qualche metro poi si scende l’ultimo pozzo di 5m.

Sono stai necessari una dozzina di attacchi, ma essendo stata armata buona parte con i Multimonti, la prossima discesa sarà da riattrezzare

In conclusione una piccola grotta, adatta come approccio alla speleologia, unica nota negativa è l’assenza di ombra all’ingresso e le fastidiosissime mosche, tante, troppe, insopportabili.

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Grotta di Picozzo

Anche oggi ci troviamo nel comune di Sonnino, abbiamo visitato questa grotta per fare foto, necessarie per la pubblicazione che Gianni sta preparando.

Si tratta di una piccola cavità composta da due soli salti di modeste dimensioni, ma con ampi spazi, riccamente concrezionati, benché sporchi di terra.

Ecco qualche foto


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