Ferrata della Regina

Nell’ antico paese di Monteleone Rocca Doria, la Ferrata della Regina, percorre un ampio tratto delle cengie che caratterizzano il rilievo del monte su cui sorge.

Si parcheggia nel piazzale a fianco della chiesa di Sant’Antonio. Si torna indietro a piedi e si gira a destra fino ad un cancello arruginito con sopra l’indicazione della ferrata.

Quello che caratterizza questo breve percorso, ma comunque tutto il paese, sono le vecchie cave di tufo, squadrate, verticali, alte fino ad una trentina di metri, in alcune o state installato un piccolo parco avventura, in altre ricavato un belvedere protetto da parapetto in acciaio, oggi tutto abbandonato.

Si segue quindi il sentiero, giungendo sotto le pareti, falesie per chi arrampica, si passa dentro alcuni sgrottamenti, guardandosi intorno è facile non notare un bivio che scende a sinistra, ma guardando in basso tra la vegetazione, si vede la malconcia recinzione che prosegue, si oltrepassa una piccola sorgente e si giunge all’attacco,

la parte più difficile è la prima salita, 25m strapiombanti, che costringono le braccia ad un super lavoro, successivamente diventa poco più di una passeggiata, a parte il ponte tibetano, è tutto un seguere cengie attrezzate.

foto: D’Onofri

Lo sviluppo totale è di 600m, di cui solo 300m attrezzati, il dislivello totale è di +/- 60m, in un paio di ore massimo si percorre tranquillamente tutta la ferrata, che tra l’altro è quasi tutta all’ombra, tranne nella stagione estiva.

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Sa ucca ‘e su Peltusu

Consigliati dal Gruppo Speleo Ambientale Sassari, abbia scaricato la traccia gps da wikiloc che ci ha condotto con precisione all’ingresso.

ingresso N 40° 27′ 00,2” E 8° 40′ 43,5” – parcheggio N 40° 27.061′ E 8° 41.004′

La più importante grotta del territorio, che con i suoi 3180 m di sviluppo costituisce la più grande grotta della provincia di Sassari.

Con due ingressi, che attraversa da parte a parte il Monte Castanza, è formata da gallerie attive percorse da un torrente e da rami fossili superiori.

Nel suo interno è possibile osservare notevoli fenomeni di erosione carsica, con la presenza di un torrente sotterraneo e un deposito di ostriche fossili mioceniche di grande rilevanza, forse unico in ambito regionale.

Dal parcheggio, bisogna scavalcare due muretti a secco, pare dalle informazioni ricevute, che il pastore proprietario del fondo conceda di passare, quindi entrare in un boschetto fino alle coordinate

Il piccolo antro, è l’accesso ad un meandro basso e ciottoloso, asciutto, che poi diventa alto e sinuoso

Giunti ad una occlusione, avremmo dovuto fare una traversata, bagnandoci, comunque senza la muta, non necessaria, per uscire da un acquedotto, purtroppo non abbiamo trovato il passaggio giusto, però abbiamo esplorato diversi rami alti, fangosi.

Attrezzatura non necessaria, grotta orizzontale a parte qualche corda fissa.

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Siscia – Rio dei Mulini

Appena sbarcati dal traghetto, diretti verso Alghero, dove c’è ad attenderci Rosa, giunta per lavoro qualche giorno prima, inizia così la nostra vacanza in Sardegna e non potevamo lasciare incompiuta questa piccola forra che ci si pone proprio lungo la strada.

Siscia si raggiunge facilmente percorrendo la strada statale SP3 uscente dal piccolo abitato di Cargeghe. Dopo circa un chilometro si incontra un bivio a sinistra (40.663869, 8.631180) che conduce ad una sterrata dove è possibile parcheggiare non più di 3 o 4 macchine. Noi però abbiamo parcheggiato sulla strada asfaltata, poco prima del bivio, in pratica 200m prima.

Dal parcheggio si percorre la stradella che oltrepassa il vecchio mulino e raggiunge immediatamente un ponticello, poco oltre con una piccola disarrampicata sulla sinistra si raggiunge l’alveo (40.664269, 8.634010)

Fa molto caldo, ci cambiamo all’ombra dentro il fiume, il canyon è descritto per principianti e così è, una mezza dozzina di salti, tutti ben armati, ma la corda è indispensabile solo in due, qualche vasca profonda ma non tuffabile, molta vegetazione che però non da fastidio.

Dopo l’ultimo salto, quello obliquo con deviatore, si incontra un omino di pietre e poco più avanti un grande telo stampato indica l’uscita. Si segue il sentiero sempre evidente e segnato da altri omini di pietre, un paio di brevi rampe, con corde fisse, si scavalca un muro a secco e comincia la discesa. In generale una piacevole salita che in 20 minuti riporta al parcheggio.

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Il Revotano ed il Fosso di Galantina

Questo primo maggio, abbiamo accolto con piacere l’invito degli amici luisa e Marco, per andare a vedere il Revotano, luogo che volevamo già da tempo visitare, magari abbinandolo alla discesa del Fosso di Galantina, il cui ingresso si trova lungo il medesimo sentiero, così è stato.

Il Revotano e una grande dolina con un diametro di circa 250m e profonda circa 80m, per raggiungerla da Roccantica (Ri) bisogna percorrere via del campanile (parcheggio se arrivate con l’auto 42.3192889N – 12.6978139E) e poco prima del tornante, prendere un sentiero sulla destra con l’indicazione del luogo ed anche per i ruderi dell’eremo di san Leonardo, in una mezzora di leggero saliscendi si arriva sul bordo.

foto: De Filippis
foto: De Filippis

Da qui un comodo sentiero da prima, meno poi, scende all’interno, dove ci si trova in un ambiente del genere tolkieniano, il fitto bosco che cresce al suo interno ed i massi di crollo, sono completamente ricoperti di muschio, per muoversi all’interno spesso bisogna passare sotto rami bassi, come piccole gallerie naniche, da qui è impossibile vedere la vera grandezza della dolina, dove invece è possibile, è il belvedere a poche decine di metri dal punto di discesa iniziale.

Fatte le foto di rito, da qui il gruppo si divide, oggi siamo in otto, cinque di noi proseguiranno la passeggiata in direzione dell’eremo di San Leonardo, gli altri tre tornano brevemente indietro, fino ai ruderi di una vecchia mola da cui inizia la discesa del Fosso di Galantina (42.3121972N – 12.7026917E).

foto: De Filippis

Le indicazioni sulla guida, ci avvisavano che nella stagione secca avremmo potuto trovare pochissima acqua, non sapendo come regolarci ancora e con la minaccia della pioggia imminente, almeno la salopette della muta l’abbiamo indossata.

Non è stata necessaria, non ha piovuto e pozze con mezzo metro di acqua al massimo, abbiamo sudato come cinghialotti.

Durante la discesa abbiamoapprofittato per fare un po di scuola canyoning, i miei due accompagnatori hanno armato e gestito la discesa benissimo, ci possiamo ritenere tutti soddisfatti, tranne forse sulla qualità della forra, una decina di salti di altezza massima 8m, armati su alberi o spit singoli, sempre in ambiente ampio, ed un po di spazzature nella metà inferiore del percorso.

All’arrivo dopo circa 3 ore, 100m di dislivello e 2 chilometri di discesa, invece di rientrare a piedi, abbiamo trovato ad accoglierci Rosa che aveva provveduto a raggiungere il parcheggio basso (42.3172444N – 12.6857778E).

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I Bunker di Ponte Galeria

Oggi siamo stati a visitare uno dei bunker che si trovano presso Ponte Galeria ad una dozzina di chilometri da Fiumicino e a meno di 25 km dal Roma.

All’epoca della Seconda guerra mondiale la stazione ferroviaria era all’incrocio tra la linea Roma-Fiumicino e la dorsale tirrenica che univa Roma con Genova attraversando la Toscana.

La costruzione del Caposaldo risale al 1942, composto da trenta postazioni e diviso in tre settori: Muratella, Ponte Galeria e Vescovali.

La loro funzione era quella di controllare il nodo ferroviario e stradale e di impedire (o rallentare) i movimenti verso Roma di eventuali nemici sbarcati nel mare di Fiumicino, intenzionati a risalire lungo la sponda destra del Tevere. 

La nostra gita inizia alle spalle del centro commerciale Commercity, in via Vescovali, parcheggiando nei pressi dell’Impianto irriguo Ponte Galeria, ormai abbandonato, dei grossi blocchi di cemento impediscono il passaggio delle auto.

Seguiamo il sentiero, oltrepassando un vecchio cancello di metallo e saliamo sull’argine del tevere, un cartello ci ricorda che ci troviamo lungo la futura Ciclovia del Tevere, mantenuta in ordine da un gruppo di attivi volontari, innamorati del, come una volta veniva chiamato, “Biondo Tevere”.

Proseguendo quindi verso Roma, qualche centinaio di metri, superato l’impianto abbandonato, a sinistra tra le canne si intravede il buker, facilmente raggiungibile, bisogna però fare molta attenzione, perché pochi metri dentro il canneto, la vegetazione nasconde la buca di ingresso.

Dopo aver ammirato l’esterno dell’antica struttura, indossiamo le nostre luci frontali ed entriamo comodamete nella buca, scendiamo più in basso tramite delle comode scalette, pochi metri e risaliamo fin dentro la postazione, affacciandoci dalle feritoie in cui una volta erano collocate le mitragliatrici.

Siamo giunti fin qui non solo per scoprire un pezzo della nostra storia recente, ma anche per cercare il tesoro…..

Ah ah ah, niente oro, solo del sano e divertente GEOCACHING.

Bene per oggi basta, siamo soddifatti, possiamo rientrare non prima però di aver gustato un buon gelato artigianale.

Buona vita a tutti.

Un breve video lo trovate nel mio canale youtube e non dimenticatevi di visitare anche il mio Instagram

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Geocaching nella città perduta di Vitozza

Dopo aver visto il video dell’amico Cody, io e Dolina59 siamo rimasti affascinati dai luoghi da lui raccontati, ma in particolare ci ha colpito il nickname dell’owner dei cache nascosti e ci siamo detti: questo lo conosciamo!

Così finita la visione del video, siamo andati a vedere le descrizioni dei cache, e abbiamo la conferma, “papero67” é lui, e per uno che gioca da solo un anno, ha fatto veramente un bel lavoro, così ci siamo ripromessi di andare a caccia quanto prima e magari passare a fargli un saluto.

Nemmeno il tempo di pensarlo, ci chiama un amico “babbano”, mai stato propenso a seguirci nel geocaching, ma stavolta, incuriosito dal luogo e appassionato di storia quale lui è, è stato felice di seguirci in questa gita fuoriporta.

Partiamo di buon’ora, obbligati dal blocco del traffico a Roma, le nostre auto non possono circolare, quindi, poco prima delle ore 7,30 siamo già fuori dalla zona di divieto, e alle 10,00 circa siamo a San Quirico (Gr), nel parcheggio dell’Insediamento Rupestre di Vitozza.

Vitozza è un’antica città etrusca, composta da grotte scavate nel tufo, in uno splendido parco di boschi cedui, lungo la gola del fiume Lente.

Si contano circa duecento grotte, spesso comunicanti tra loro, molte anche su due piani, ambienti destinati non solo come abitazioni, ma anche per il ricovero degli animali, stupendi anche i numerosi colombari.

Molte grotte nel tempo hanno avuto vari riutilizzi, si vedono già da subito, in quelle più vicine al pase, i segni dell’uso e in alcuni casi dell’abbandono, si perché alcune sono state abitate addirittura fino al secolo diciannovesimo, e le targhe installate loro davanti, indicano anche i nomi degli ultimi abitanti.

La Vitozza medievale sorgeva invece sul pianoro superiore, quasi sicuramente alla fine dell’XI secolo, attorno al castello edificato dalla famiglia Aldobrandeschi, gli avvenimenti sviluppatisi nell’arco di quasi trecento anni, l’hanno infine portata ad appartenere alla famiglia Orsini.

L’inizio della fine, fu quando nel 1455 i Senesi dovettero abbandonare l’abitato, per non lasciarlo in mano agli ultimi proprietari, abbattendo le mura, le torri, la chiesa e i castelli, innescando così un lunghissimo ed inesorabile declino.

Oggi l’area fa parte di un Parco Archeologico ben tenuto, è possibile visitare molte grotte, colombari, sono visibili anche i resti di due castelli, di un torrione, delle mura, di due porte d’accesso e i resti della chiesa duecentesca.

La nostra gita è durata circa 6 ore, senza nessuna vera difficoltà, a parte la lunghezza del percorso che alla fine è risultato di circa 14 chilometri, abbiamo cercato 14 facili cache, 2 vecchi di Ricixxx e 12 di papero67, purtroppo un paio ci sono sfuggite, ho sbagliato evidentemente strada, e quando me ne sono accorto non era più possibile rimediare, Dolina59 era stanca, il babbano al limite della sopportazione, e tante altre cose da fare prima che facesse buio.

Poco male, toccherà tornare con gli altri amici geocacher e cercare anche quelle nuove che nel frattempo sono state pubblicate, papero67 ha creato proprio un bel Power Trail, e non vedo l’ora di vedere come sono le ultime nascoste.

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La Miniera di Rame di Ponte san Pietro (GC9JXA4)

Nei pressi di Ponte San Pietro (VT) sono numerose le testimonianze di popolazioni vissute circa 5000 anni fa, questa miniera è uno dei motivi del loro insediamento.

Ci troviamo sulle rive del Fiume Fiora e da questo giacimento si estraeva Pirite e Marcasite, ma frammisto a questi minerali c’è anche una certa quantità di Calcopirite e Tetraedrite, che possono essere separate per ricavarne il Rame.

per raggiungerla da Ischia di Castro portarsi alle coordinate N42° 31.435′ E11° 36.349′, si riferiscono all’ingresso che si trova pochi metri nel bosco rispetto alla strada.

La miniera è di libero accesso, o quanto meno non sono presenti divieti delle vicinanze, è raramente frequentata da escursionisti e il suo stato è in perenne decadimento, per cui è necessaria la massima attenzione a dove mettete i piedi, a cosa toccate e alla testa.

Non ci si sporca troppo, sono consigliate scarpe da trekking, torcia e casco.

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Bellezza Infinita GeoTour: Hamlets of Marche, Italy (GT4AD)

Questa seconda vacanza dell’anno siamo ospiti di parenti a San Benedetto del Tronto, ottimo punto di partenza per il “Bellezza Infinita GeoTour: Hamlets of Marche, Italy (GT4AD)”.

Sulla strada, ancor prima di giungere dove alloggeremo ci fermiamo a Grottammare per fare le prime tre cache del tour, ormai è quasi buio e il piccolo borgo acquista ancor più fascino quando attraversiamo gli stretti vicoli.

Dopo qualche giorno di riposo, dedicato anche alla manutenzione delle due mie cache presenti in zona, il 43° PARALLELO (GC8VHH8)

ed il RAGAZZO CON I GABBIANI (GC8VHG9), cominciamo il nostro giro, tra cui spicca più per curiosità che per bellezza, la grotta degli amanti.

Non ci farciamo sfuggire quanto altro troviamo lungo il percorso, e dopo una piacevole gita ad Ascoli Piceno,

la cosa che ci ha divertito di più è stato il recupero della “Prima T5 di Ascoli Piceno”, che ha richiesto un po’ di collaborazione e tanta faccia tosta da parte dei nostri accompagnatori, già perché il giorno prima, sul ponticello dove poi mi sono calato, passava gente e non me la sono sentita subito,

foto De Filippis

invece poi il giorno dopo, con i parenti a farmi da guardia spalle e complice l’ilarità generale, è stato un recupero facile e divertente, di cui abbiamo girato anche un breve video.

Ancora un po’ di necessario ozio, d’altro canto stiamo in vacanza, anche se a due a due, con molta calma recuperiamo ancora qualche cache del tour, finché non ne abbiamo nel paniere circa metà.

Si avvicina il giorno di partenza, fatti due conti, con un lungo e serrato giro, in due giorni ce la dovremmo fare a recuperare quelle che mancano, così partiamo, con un bagaglio ridotto al minimo, giusto per una notte, prevista a Visso, l’ultima cache la facciamo al buio, prima di telefonare a B&B, però che soddisfazione oggi, abbiamo macinato chilometri senza soffermarci ad ammirare i luoghi visitati, però abbiamo in tasca una decina di log, e che mangiata la sera, delle fettuccine al tartufo e degli gnocchi al sugo di castrato che ve li raccomando.

Il giorno dopo di buon ora, ci dirigiamo verso la Torre di Visso, la prima della dozzina di cache che ci mancano, il giro sarò lungo, ci porterà i molti borghi, tutti molto belli, ma che siamo costretti ad ammirare velocemente, o completiamo il giro oggi o non se ne fa nulla, e sarebbe un peccato dopo tanta fatica.

Eccoci finalmente a Macerata, ci mancano le ultime due cache, trovata la prima, ci concediamo una merenda con le mitiche “olive ascolane”, oggi c’è lo street food in piazza, poi finalmente l’ultima nel punto Info, e dopo un breve controllo del “passaporto” riceviamo il simpatico regalo, ovvero un trackble che sta anche a testimoniare che siamo tra i primi cento a concludere il tour, gli unici che avranno diritto alla ricompensa.

E’ stata una lunga cavalcata, ma ne è valsa la pena, direi che in quattro giorni, se dedicati solo a questo si può fare, abbiamo vistato una ventina di borghi, dove non conoscendoli non saremmo mai andati forse, ma tutti unici nel loro genere, ed è stato il nostro primo Geo Tour di Geocaching.

Fantastico!

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Grotta Iscolelli

Prima escursione speleologica. in occasione del Raduno Nazionale di Speleologia “Kamaraton 2021”, svoltosi nella bella ed accogliente cittadina di Marina di Camerota (Sa), insieme a Laura e Rosa.

Siamo giunti con qualche giorno di anticipo, Io e Rosa siamo in vacanza, Laura ci raggiunge col treno e dal momento che il sito web dell’evento, ben fatto, mette a disposizione informazioni e tracce GPS delle escursioni, siamo desiderosi di metterci all’opera subito, così oggi ci troviamo a passeggiare lungo il sentiero per Baia degli Infreschi, abbiamo l’attrezzatura con noi ed una corda, perché la seconda grotta da visitare, la Grotta di Cala Bianca ha un ingresso verticale.

Giunti al Parcheggio (N39° 59.980′ E15° 24.108′) troviamo ad aspettarci un simpatico parcheggiatore

la strada è comoda, carrozzabile, in discesa e data la stagione non fa troppo caldo

poi in prossimità di un fosso diventa più ripida, ci troviamo nei pressi della Spiaggia di Pozzallo, proseguiamo di nuovo in salita e dopo oltre 1 km dalla partenza sulla nostra sinistra, lato monte quindi, vediamo un omino di pietre, abbiamo le coordinate della grotta (N40° 00.009′ E15° 24.752′), ma non la traccia, azzardiamo a seguirla, la direzione è giusta, prima ripida, poi in piano e dopo circa 15min troviamo l’ingresso.

Un ampio portale, dove sono stati rinvenuti resti di frequentazione preistorica, un grande salone sub-orizzontale, almeno nella parte più ampia e “turistica”, con grandi concrezioni oblique pendenti dal soffitto e addobbate con felci sulla punta.

Facciamo tante foto, pure merenda, ci studiamo il percorso di ritorno, quindi usciti dalla caverna, invece di tornare dalla via di andata, proseguiamo sul sentiero, che scende già da subito ripido, fino a tornare sul sentiero principale.

Ora consultiamo i nostri appunti, vorremmo andare alla Grotta di Cala Bianca, dal punto dove siamo sbucati del sentiero, facciamo qualche decina di metri in direzione della auto e troviamo la via, ben segnalata, per la Cala Bianca

ad un certo punto dovremmo prendere una deviazione sulla destra fino alla grotta. Purtroppo non è così facile, abbiamo solo il punto GPS (N39° 59.840′ E15° 24.661′) e di sentieri sulla destra ce ne sono molti e tutti finiscono nella vegetazione, proviamo a scendere ancora e finiamo in spiaggia, poco male, ci godiamo il mare per un po’.

Torniamo indietro, si sta facendo tardi, decidiamo di rinunciare alla grotta, però risalendo un ultimo tentativo lo voglio fare ancora, in un’area ampia di terra rossa solcata dalla pioggia, le ragazze mi aspettano, seguo appunto un solco che si distacca dal sentiero principale, poi l’erba diventa alta, ma alla fine vinco io, ecco davanti a me il pozzetto d’ingresso, un po’ di rovi renderanno la discesa spinosa, ma per stavolta no, torno indietro facendo la traccia GPS, aggiungiamo qualche omino di pietra ed una critta con i sassi, magari troviamo tempo di ritornarci.

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Torrente Bitonto

Ultima escursione tecnica, effettuata durante il Raduno Nazionale di Speleologia “Kamaraton 2021”, insieme ad Emilio, Elisabetta e Rosa.

Questa volta andiamo discendere il facile Torrente Bitonto, siamo solo io ed Emilio ad entrare, la ragazze si concederanno un po’ di relax ed un pranzetto nell’unico locale possibile di Rivello (Pz).

Giunti al parcheggio basso, verifichiamo la via di ritorno, e mentre ci prepariamo Rosa ed Elisabetta raccolgo castagne

Una volta giunti al parcheggio a monte, abbiamo preso l’evidente sentiero CAI che conduce alla gola, molto ripido, da prima una lunga pietraia in discesa, poi nel bosco e molto umido e scivoloso, ma in 15 minuti giungiamo tranquillamente al fosso.

La piccola gola alterna tratti di camminata con tratti inforrati e meandriformi, sottopassato il ponte nei pressi del quale è parcheggiata l’auto di navetta, si incontra l’ultimo salto che è anche il più alto.

In una stagione di massima secca, è possibile fare un solo tuffo e pure con cautela. Ben attrezzata, altezza massima 17m, comoda come approccio al canyoning, ci abbiamo impiegato un paio di ore, facendo foto.

Parcheggio basso N40° 05.555′ E15° 46.590′

Uscita N40° 05.623′ E15° 46.505′

Parcheggio alto N40° 05.839′ E15° 47.068′

Accesso N40° 05.956′ E15° 46.911′

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