Gole del Serra

Nella provincia di Terni sorge il paesino di Rocca San Zenone, nella Valserra, la valle che collega la conca ternana a Spoleto, la sua posizione, lungo la pedemontana, con la torre di avvistamento, avevano il preciso scopo di difendere i contado di Terni nel Medioevo e Rinascimento, dalle incursioni di Spoleto.

Parallelo alla strada e alla ferrovia scorre il fiume Serra l’oggetto della nostra visita.

Le Gole del Serra o della Valserra, con la realizzazione di una via ferrata, sono state rese percorribili già dagli anni ’90, così infatti è possibile ammirarle in sicurezza anche nel pieno della loro bellezza già dalla primavera, quando l’acqua che la percorre, in un susseguirsi di piccole cascate e gorghi, mostra il meglio di se e della sua potenza.

Oggi con l’avvento delle moderne tecniche di progressione in Forra/Canyoning ed indossando una muta in neoprene, è possibile percorrerle dentro l’acqua, oppure più tranquillamente in estate, passeggiando nel letto del fiume asciutto, come abbiamo fatto noi ma con un abbigliamento più adatto alla stagione, in ogni caso sono sempre necessari come minimo: scarponcini da trekking, imbracatura, due longes con relativo moschettone e caschetto.

Ma veniamo alla gita: Sonia mi manda un SMS per invitarmi all’escursione, durante la settimana ne seguiranno molti altri per informarmi sulle caratteristiche, i tempi, il meteo, ecc ecc e parallelamente trami te Whatsapp contatto ed organizzo con gli altri, alla fine riusciamo a fare un bel gruppetto, siamo in dodici.

Giunti così al Paese parcheggiamo l’auto nella piazzetta (42°35’35.4″N 12°40’42.2″E Google Maps), ed incontriamo Claudio, Luana e Sonia, noi invece arriviamo con il furgone di Laura ed oltre al sottoscritto ci sono anche Rosa, Valerio, Sara, Claudia, Giulia, Alessandra e Veruska.


Dopo i saluti ed una merenda veloce ci prepariamo, lasciamo l’auto per la navetta e partiamo tutti e dodici col furgone, sperando di non incappare in qualche controllo stradale, il percorso è breve ed incrociamo le dita, e così dopo circa tre chilometri giungiamo al parcheggio a monte, nei pressi di un ristorante abbandonato (42°36’55.8″N 12°40’45.6″ Google Maps).

Abbiamo proseguito lungo la strada fino alla prima sterrata a destra

passando a destra di una casa, in discesa, poi Claudio nel tentativo di abbreviare il percorso ci ha fatto prendere un sentiero in discesa, fino al bordo del fiume, ricoperto di rovi

quindi lavorando di cesoie, siamo riusciti a scendere tramite un fossetto affluente.

Il fiume si è presentato a noi completamente secco e di un bianco abbagliante, abbiamo incontrato una persona all’interno che ci ha detto che proseguendo il sentiero giusto, saremmo giunti ad un ponte in cui era possibile scendere, ma come gli abbiamo spiegato la nostra era una scorciatoia.

Ben presto siamo entrati nella prima delle numerose gallerie, sopra il quale passa la ferrovia

da li comincia la “Ferrata”

tuttavia anche più avanti vista l’assenza di acqua, a parte qualche pozza stagnante, si è potuto quasi sempre proseguire nel letto del fiume

a metà percorso si supera anche un ponte tibetano.

Giunti ad una serie di piccoli salti a circa tre quarti della forra, si può proseguire calandosi nelle basse pozze sottostanti, oppure come abbiamo fatto noi per non bagnarci, tornare indietro e risalire lungo un sentiero (destra idrografica), armato con corde fisse, seguendo sempre i segni di vernice rossa, fino a raggiungere la ferrovia, camminando brevemente lungo i binari si rientra subito nel bosco per riscendere nel fiume.

Attenzione prima di raggiungere i binari cercare la corda che prosegue parallela alla ferrovia ma riparati dagli alberi, noi l’abbiamo vista solo alla discesa, rischiando un poco al passaggio del treno, infatti una volta tornati alle macchine ci ha fermato la polizia che ci ha fatto fortunatamente solo un cazziatone, erano stati allarmati dall’autista del treno.

Tornati quindi sul fiume incontriamo un pozzo in muratura con una scaletta, la vernice rossa ci invita a scendere

e quello abbiamo fatto, trovandoci dentro una galleria, il fiume soprastante non è altro che il soffitto della galleria che si era rimboschito, il percorso giusto è quello più in basso dove siamo scesi, proseguendo abbiamo superato qualche briglia di cemento,

che ad inizio estate mi dicono piene di acqua, infatti i primi segni di inciviltà invadono il percorso, immondizia e fuochi spenti, segno di pic-nic in riva al fiume.

Finalmente siamo in vista del paese, una freccia rossa ci invita ad andare a sinistra, ma Claudio ci dice di prendere la strada bianca a destra in salita, e così al bivio successivo a sinistra fino a sbucare sulla strada asfaltata, ancora qualche decina di metri a sinistra e si ritorna alla piazzetta dove abbiamo lasciato la macchina per la navetta.

Una volta recuperato il furgone a monte, la gita termina degustando i cornetti che abbiamo portato, e anche se vecchi del giorno prima, affamati come eravamo, ci sono sembrati gustosissimi.

tutte le foto sono di Rosa de filippis

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