Fosso della Matassa

Si tratta di una gola molto semplice e quasi sempre asciutta, un ottimo terreno per chi vuole avvicinarsi al torrentismo.

Seconda uscita dell’anno, approfittando della necessità di dove passare al negozio “Vertigini Sport” di Terni, organizzo una forra poco impegnativa, anche l’appuntamento è comodo, ore 8,30 al solito bar di Settebagni, ci ritroviamo io, Laura, Valerio, Michele e Fabrizio.

Dato che questa forra è indicata per “principianti”, decidiamo allungare un po’ la gita e così giungiamo al parcheggio basso verso le ore 10,30, le indicazioni prese dal libro Gole & Canyon – Italia centrale di V. Carlin, T. Dobosz, G. Ecker, A. Pinotti, R. Recchioni / Edizioni Adriambiente, sono precise, ma i nostri tempi di percorrenza sono stati maggiori, ci abbiamo messo 3,5 ore per salire dal parcheggio basso al paese di Scoppio, nel gruppo c’erano due ex corsisti ed un neofita, per cui i tratti in arrampicata, insieme a Valerio, abbiamo deciso di armarli.

Giunti in cima dopo un misero pranzo, avendo supposto di fare prima del previsto non avevamo molto da mangiare, abbiamo visitato i ruderi del piccolo borgo e nascosta una cache


e dopo circa un ora abbiamo ripreso il sentiero di discesa che in 10 minuti ci ha condotto al primo salto. Si scendono una decina di salti, quasi tutti disarrampicando, ma sono attrezzabili, invece per l’ultimo che è il più alto, che tra corrimano, relè e deviatore, sono necessarie almeno 2 corde da 25m.



Siamo giunti alla confluenza che stava facendo buio, complice anche il tempo nuvolo, e abbiamo percorso il tratto finale con l’aiuto delle luci frontali, alla fine l’App GeoResQ che ho tenuto sempre acceso fin’ora, indicava che erano trascorse 7,5 ore. Cambiati al buio e ripartiti velocemente per Terni, un saluto a Francesco al negozio, che ci ha dato pure qualche dritta per una prossima gita, poi una veloce caccia per trovare una geocache in città, ed infine tutti ad Orte in un agriturismo per una meritata cena. A mezzanotte circa tutti a casa.

IL BORGO ABBANDONATO: Scoppio è un piccolo paesino disabitato del comune di Acquasparta (TR) a circa 640 m s.l.m., a ridosso dei Monti Martani, il nome deriva dal latino scopulus (rupe roccia), per via della sua posizione di dominio sulla piana sottostante. Intorno all’anno 1000 entra nelle Terre Arnolfe e ne seguirà le sorti.

Dimora di circa 25 famiglie, venne abbandonato intorno al 1950 in seguito ai danni causati da una serie di terremoti, intorno ai suoi resti sono presenti tartufaie e boschi che nascondono alcuni sentieri del CAI, infatti il suo aspetto fantasma e la sua suggestiva posizione che domina il fosso della Matassa, ne fanno una meta caratteristica di escursionisti.

Il piccolo borgo conserva tuttora vasti tratti della cinta muraria trecentesca, una piccola chiesa romanica di Sant’Angelo (XV secolo) o di San Pietro, ho trovato informazioni contrastanti in merito,



un campanile a vela e al suo interno, pregevoli frammenti di affreschi attribuiti al pittore spoletino Piermatteo Piergili.



Visitando il resto delle case oltre al degrado causato dall’abbandono è chiaro che tutta l’area è stata oggetto di accampamenti improvvisati, girando è possibile trovare di tutto: resti di stoviglie, materassi e vecchie sedie, bombole, ecc., per cui un po’ di prudenza è consigliata.

Informazioni tecniche

ACCESSO A VALLE: provenendo da Roma, autostrada fino ad Orte, poi Terni e
Spoleto, giunti sulla S.S. 418, circa 2 km dopo aver oltrepassato il centro abitato di Cisterna, si gira a sinistra ad un bivio (indicazioni per La Costa e Chiesa di S. Onofrio), prendendo una strada sterrata. Tralasciando un primo bivio a destra, si giunge ad un biforcazione ad “Y”, si prende a sinistra, ed in breve ci si ritrova alla località Casale Matassa, parcheggiare la macchina nei pressi della fonte. (Google Maps – Fonte Matassa, Località La Costa, 05021 Acquasparta PG, Coordinate GPS: 42.721084, 12.609683)

SENZA NAVETTA: dalla vettura si prosegue la sterrata, poi il greto del torrente continuando a risalire il fosso sempre sotto lo sperone roccioso dei paese di Scoppio, sono utili un paio di cesoie. Si raggiunge la confluenza tra i due rami della gola. Il ramo alla destra è quello “torrentistico”, che verrà sceso con le corde, mentre quello sulla sinistra è quello su cui continuare la salita. Si superano alcuni tratti in arrampicata che possono risultare scivolosi, la zona qui è molto incassata, più avanti la gola si allarga nel bosco e, in prossimità di un segnale del percorso M.T. su albero a destra, un sentiero traversa il fosso. Si sale ripidi a destra fino ad uscire sulla strada di accesso all’abitato.

ACCESSO A MONTE: circa 7 km prima del parcheggio a valle, un piccolo cartello indica di girare a sinistra verso il paese di Scoppio, la strada inizialmente asfaltata poi diventa sterrata ma in ottime condizioni, fino dentro il paese sono altri 7 km. (Google Maps – Ruderi di Scoppio, 05021 Acquasparta TR, Coordinate GPS: 42.728705, 12.597668)

DESCRIZIONE: Proseguire verso le case e, prendere il sentiero di sinistra (cartello sentiero CAI) che scende il versante opposto a quello di salita, giungendo al fondovalle. Entrati nel Fosso della Matassa, si percorre un breve tratto per raggiungere il primi salti attrezzato, ne seguiranno poi altri, alternati ad alcuni superabili in arrampicata. Tutto l’itinerario è stretto tra scoscese pareti calcaree e l’ambiente è sicuramente gradevole. Si scendono una mezza dozzina di salti in corda doppia, dopo l’ultima verticale, che è anche la più alta (15 m), si giunge alla confluenza tra i due rami della gola dove termina l’itinerario. Da qui se non si è asciata l’auto a valle, occorre percorrere a ritroso il greto del torrente di destra, sinistra guardando la confluenza, per giungere all’auto a monte.

NOTA D’ARMO: Il tratto di gola che si risale, ha delle piccole arrampicate che possono risultare scivolose, in cima ci sono i chiodi ma non le piastrine. Nel tratto di gola che si scende, l’altezza massima è di 15m (l’ultimo salto), necessarie 2 corde da 25m. I chiodi fix sono tutti doppi, ma hanno solo una piastrina, forse dato lo scarso interesse della forra, chi l’ha attrezzata ha deciso di risparmiare.

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