Fosso Scoccio

Stiamo percorrendo il solito fosso laziale, asciutto, ripido e con numerosi salti, chiuso tra basse pareti, quando la roccia è asciutta, spesso si può disarampicare, le vasche di acqua piovana si possono aggirare o sfruttiamo gli alberi laterali per calarci oltre.

Oggi 10 febbraio 2019 siamo solo in tre e con noi c’è il nuovo entrato Alessandro, ci vediamo al solito bar vicino Ikea e poi andiamo a prendere Valerio a casa, che è di strada e dove facciamo anche colazione.

Salutata Sara che deve studiare e Django, in meno di un ora stiamo nei pressi di Pisoniano, ancora sui Monti Prenestini, ora ci sono due strade che portano alle coordinate di parcheggio, ma una è interrotta, quindi conviene girare a questo bivio (41.90185N-12.9578583E), e parcheggiare nei pressi del fosso (41.9061944N – 12.9493917E).

Da qui una traccia supera i rovi e sale ripida, sempre segnata da vernice rossa e parallela al fosso che quando ripiana lo attraversa, questo è l’ingresso (41.9051667N – 12.9450111E), meno di un ora di cammino.

La discesa è tranquilla, il fosso è asciutto a parte qualche vasca che aggiriamo, i 22 salti citati nella descrizione di Angileri (I canyon del Lazio) non li vediamo, nemmeno il più alto di 26m, più che altro sono dei lunghi scivoli o concatenamenti di più saltini, gli ancoraggi sono sempre su alberi o su rari spit/fix, comunque in circa quattro ore, dopo 350m di sviluppo e 230m di dislivello, siamo di nuovo alle auto, bagnati solo fino alle ginocchia.

Tornati a casa, Valerio ci offre una ottima carbonara, e giacché il blocco del traffico a Roma ci obbliga a posticipare il rientro, inganniamo il tempo con un po’ di musica “live” (loro) e una partita con la Play Station (sempre loro).

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