La Vottara

23 marzo 2019

Si tratta della forra creata dal torrente Schiato, confinato tra le alte pareti della Ripa delle Janare, conosciuta col nome dialettale la Vottara (vottare = gettare) ovvero il luogo dove si getta il torrente, ma volgarmente chiamata la gola di Furore.

Dopo tanto organizzare, siamo partiti solo in tre, svanite quindi la possibilità di fare navetta con due auto, ci rassegniamo alla eventuale camminata pre o post forra.

Partiti alle ore 7,30 del mattino di sabato, arriviamo ad Agerola, nella frazione di San Lazzaro dove alloggiamo all’Ostello Beata Solitudo, lasciamo un po’ di bagagli e ci dirigiamo subito al parcheggio alto intorno alle ore 11,30, quando la SS366 attraversa la forra si parcheggia in una piazzola nei pressi (N40° 37′ 24.5″ E14° 33′ 31.1″), c’è spazio solo per un paio di auto.

A completamento dell’informazione sull’itinerario, la macchina a valle va parcheggiata nei pressi del Fiordo di Furore, questa è la parte più difficile, non essendoci posto, a meno che di soggiornare in una delle locande vicine che hanno il posto auto.

Si può evitare la navetta, ritornando indietro tramite le ripide e caratteristiche scalette, in poco più di mezz’ora (così recita Google Maps), e questo abbiamo scelto noi sperando di fare presto ed uscire così con un po’ di luce.

Entriamo a mezzogiorno passato, poco prima del ponte che attraversa la forra, scavalchiamo un piccolo cancello arrugginito e passiamo sotto un ponticello per scendere ripidamente verso l’acqua che si intravede, fatta una decina di metri in discesa si intercetta un sentiero orizzontale che verso destra conduce al fondo, in totale 5 minuti.

   

   

Purtroppo la forra è fortemente inquinata essendo percorsa su entrambi i lati dalla SS336 nonostante ciò la prima metà conserva l’acqua ancora abbastanza limpida, poi quando si fa più stretta siamo giunti nei pressi della galleria con le acque di fogna di Agerola, l’odore non è piacevole, quando è possibile si cerca di passare senza bagnarsi, ed infine si arriva al mare, dentro il Fiordo di Furore, sul Tirreno.

   

La forra prevede una ventina di calate, diverse alte una ventina di metri, noi abbiamo una corda da 30m ed una da 40m, ogni volta è una caccia agli armi, attacchi pochi, spesso ci si cala su esili alberelli, tuffi non sono possibili, non ci sono vasche profonde,

   

e l’ingresso obbligato in un’antica cartiera che ne sfruttava le acque, infine una volta giunti sulla spiaggia ghiaiosa un tuffo in mare è d’obbligo.

Noi purtroppo siamo giunti verso le ore 19,00, ben sette ore dopo, quindi al buio, gli untimi tre salti li abbiamo fatti alla luce delle lampade frontali, ci siamo ovviamente fatti il bagno in mare, scattato foto.

Ora c’era da affrontare il rientro, siamo stanchi e affamati, l’amica di Emilio che doveva raggiungerci per cena, non se la sente di guidare di notte, e noi non abbiamo voglia di farcela a piedi, così dalla spiaggia, abbiamo chiamato un Taxi che proveniente dalla vicina Amalfi ci porterà al nostro alloggio.

Saliamo le scalette che ci portano sul ponte, ma a pochi metri dalla fine un muro ci sbarra la strada, meravigliati ci tocca scavalcare e dopo pochi secondi arriva il Taxi, l’autista incuriosito dalla nostra gita, ci racconterà poi, che l’accesso al fiordo è chiuso per via dell’inquinamento e che siamo stati fortunati ad uscire col buio, non visti, se no una multa non ce l’avrebbe levata nessuno.

Ci penserà lui poi a pareggiare i conti quando toccherà pagarlo per il servizio navetta.

Dopo una veloce doccia, la serata finisce al ristorante, assaporando le prelibatezze locali.

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