Gola di Gorropu

In lingua sarda il termine gorropu significa “gola” ed è un profondo canyon creato dall’azione erosiva del Rio Flumineddu, ubicato nel Supramonte in Sardegna, tra i comuni di Orgosolo ed Urzulei.

Ci spetta oggi 24 aprile 2019, un lungo percorso acquatico, percorrendo il tratto più incassato del Rio Flumineddu, in un paesaggio carsico aspro e selvaggio, per concludersi col grandioso canyon finale, chiamato appunto Gorropu, dove i turisti giungono dal basso per visitarlo, almeno questo è quello che recitano le varie guide consultate ed è quello che ci aspettiamo di trovare.

La sera prima abbiamo lasciato l’auto per la navetta, per raggiungere il parcheggio, nei pressi di Dorgali si prende una comoda strada asfaltata che scende verso valle e in una ventina di minuti, circa 10km, si giunge in località S’Abba Arva e all’omonimo ponte, qualche decina di metri prima, nel piazzale del bar si può parcheggiare a pagamento (40.224501, 9.516004), il resto è tutto divieto.

Oggi invece quel sant’uomo di Rocco non viene con noi, per risparmiarci una navetta di 43km è costretto anche lui alla levataccia, sì perché prevediamo di stare fuori non meno di 9 ore per cui dobbiamo partire presto, così ci accompagna all’ingresso della forra, e quindi: dall’incrocio con la SS125, percorriamo circa 10km di strada sterrata (preferibilmente con una auto alta), fino agli ovili di Campos Bargios, per poi girare a sinistra e percorrere ancora 1km circa, fino ad uno slargo (40.144833, 9.477778) ed a un sentiero sulla destra “video sorvegliato”.


Sono le 08,00 del mattino quando ci salutiamo, seguiamo le indicazioni sul libro di “Corrado Conca”, dall’accesso “video sorvegliato” seguiamo il sentiero fino ad intercettare un ripido e sassoso fosso che scende dentro il Riu Flumineddu in circa 15min.

 

 

 

Ora ci aspettano circa un’ora e mezza di camminata tranquilla dentro il fiume secco, gli zaini sono pesanti ma siamo ancora freschi e filiamo come il vento,


 

 

 

poi arriviamo al primo salto, asciutto, e al secondo incomincia l’acqua, purtroppo stagnante e non è piacevole immergersi,



 

 

si supera ancora qualche pozza ed ancora un paio di salti, e poi un susseguirsi di laghetti e toboga, fino alla confluenza con la Codula di Orbisi, denominata Sa Juntura.


Da qui si può risalire presso, tramite il sentiero, che percorre lo spartiacque tra il Flumineddu e Orbisi, fino agli ovili di Sedda Ar Baccas e poi più avanti seguendo la sterrata, all’auto eventualmente lasciata.


Oppure come abbiamo fatto noi, continuare la discesa percorrendo il fiume secco fino ad incontrare le nuove e più pulite pozze, superabili anche con dei traversi attrezzati, da verificare perché non sempre in buono stato, fino ad entrare in uno scavernamento, che i locali chiamano il sifone,

   

anch’esso attrezzato alto, ma in pessimo stato, qui l’acqua è limpida e la luce che filtra dall’alto rende tutto più bello, una breve nuotata se siamo sull’orlo del piccolo ed ultimo salto dove incontriamo i primi turisti che provengono dal basso.


Qui ci cambiamo e dopo una breve pausa, cominciamo la lunga marcia di rientro, 45minuti di cammino su placche e sassi, un piccolo contrattempo, abbiamo preso un sentiero sbagliato, ci costringe ad una calata di 15m dalle pareti della forra, attrezzata su un albero per non tornare indietro, e giunti infine all’uscita della gola, dove c’è il check-in, per i turisti ci viene anche chiesto il pagamento del biglietto, perché essendo la Gola Monumento Naturale, il gestore non fa differenze tra turisti e torrentisti.


Ripresa la marcia, stanchi e con un po’ di malumore, due ore dopo stiamo al ponte e alla macchina, sono ormai le ore 17,30, cioè dopo 9,30 dalla partenza, abbiamo rispettato i tempi descritti nella guida, comprese pause e piccoli contrattempi, e senza nemmeno cambiarci, saliamo in auto e torniamo ad Urzulei dove ci aspettano Rosa e Rocco.

Dal punto di vista naturalistico, la forra è stupenda, dal punto di vista sportivo invece si cammina molto, e non so quanto meriti veramente la visita, abbiamo percorso una dozzina di chilometri, ma solo nella metà centrale ci sono verticali, il dislivello è di 400m circa, si superano una decina di piccoli salti armati su fix e catene, con acqua putrida, almeno in questa stagione, a parte l’ingrottamento che è bellino, e sono sufficienti 2 corde da 20m.

In conclusione, avendola già fatta per metà quasi 30 anni fa, e integralmente invece ora, con i dolori che ho oggi che scrivo, non credo che ci sarà una terza vista.

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