Gola di Valle Contieri

Prima forra dell’anno, si riprende piano piano l’attività dopo un anno difficile per tutti, per me anche qualcosina in più, giacchè un problema di salute mi aveva costretto ad uno stop anticipato.

Quindi riprendo in mano la guida ai Canyon del Lazio di Michele Angileri e mi scelgo qualcosa di accessibile e la scelta ricade sulla Gola di Valle Contieri.

Contatati quegli amici che avevano voglia di bagnarsi anche nella stagione fredda e così partiamo in sei diretti nel Comune di Santopadre (Fr) fino a raggiungere le rive del fiume Melfa, che dovremmo in qualchemodo percorrere in uscita.

Qui si presenta però il primo ostacolo, arrivando da Roccasecca, la strada è chiusa al transito, lo sapevo ma contavo di passare ugualmente, perchè qualche hanno fa lo si era fatto senza problemi, invece questa volta abbiamo trovato la strada ben ostruita, il passaggio era possibile solo a piedi o in bici, ma pure quello dubbito sia consentito visto che, leggo su internet, la strada è in quelle condizioni da 37 anni ormai e che a novembre scorso venne giù un masso grosso come un’automobile.

Cosa fare a questo punto? Cambiare forra? Invece ragionandoci sopra, il luogo del parcheggio a valle ( 41.60005N 13.6640667E) è nei pressi di un incrocio, è possibile che la strada proveniente dal borgo nei pressi sia percorribile per terminare a quell’incrocio, quella era la nostra speranza e così è stato per nostra fortuna. Poco male abbiamo tardato un’ora dalla tabella di marcia ma ci siamo.

Prima di prepararci però andiamo a controllare la via d’uscita, mi ricordo che un’altra forra poco più avanti finisce sempre sul Melfa, ma noi evitando gli ultimi due salti, uscimmo dal ponte che scavalca il fosso, il Melfa visto dall’alto sembra parecchio irruento, potrebbe non essere una buona idea risalirlo a piedi anche se per poche decine di metri, forse conviene fare la stessa cosa ed uscire dal ponte (41.600183, 13.664067). Dopo un rapido sopralluogo fissiamo una corda ad una radice dal lato del ponte meno ripido, non arriva al fosso, ma siamo abbastanza sicuri vada bene, in alternativa c’è luscita descritta dal Melfa.

Bene, tornati indietro, cambiati e lasciata l’auto per la navetta, saliamo a Valle Contieri e parcheggiamo ai bordi di un campo (41.5984639N 13.6516889E), a qualche decina di metri dal fosso (41.5980111N 13.6522806E).

La guida ci racconta di circa quindici salti, ma conoscendo un po’ la zona, due delle forre nei pressi e l’autore, sono già consapevole che le calte vere saranno la metà, le foto viste però sono belle per cui con lo spirito alto entriamo nel fosso,parzialmente invaso dai rovi, ma non troppo fastidiosi.

La forra la si potrebbe dividere in tre parti, la prima che consiste in una lunga camminata, con frequenti disarrampicate e vasche da attraversare, tuffi possibili ma da verificare, l’acqua non è mai tanto profonda,

la seconda parte più verticale, qnuidi si usano le corde, ma sempre acquatica,

la terza parte, di nuovo una lunga camminata con frequenti disarrampicate e vasche, questa parte è quella più sporca, non l’acqua però.

Giungiamo così al ponte, la sponda sinistra vista da sotto è meno ripida di quanto ricordavamo, qualcuno comincia ad accusare il freddo, vediamo la corda e riusciamo facilmente a raggiungerla, decidiamo di uscire da li, la salita è roba da ragazzi.

Tirando le somme, ci abbiamo impiegato circa quattro ore, sceso su corda solo cinque salti, il più alto una dozzina di metri, armi speditivi su alberi e qualche attacco su fix all’apparenza nuovo.

Tornati al parcheggio a monte, per recuperare le auto, abbiamo trovato ad aspettarci delle persone, abitanti in loco, pensando a chissà quale maleffatta fossero andati a fare i proprietari.

Tutto chiarito molto cordialmente senza nessun problema, comunque è bene saperlo.

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