Cieco…..ma non troppo

Un’altra caccia, avvolti dalle tenebre, in compagnia di dolichopode, ragni, scorpioni e pipistrelli, assolutamente innoqui, anzi siamo noi il pericolo per loro.

Questa gita nata dalla voglia di far conoscere il mio sport ai nuovi amici geocacher, è avvenuta quattro anni fa ormai, ma visto che mi sono avventurato in questa nuova pagina del blog, ve la voglio raccontare.

Con me e mia moglie Rosa (Dolina59) oggi ci sono: after8 (Laura), Gianluca (Geppo&Poncho), Fabrizio e Francesca e Vanessa (Dr.Pallo&Lillemaider), Carlo (Carlomagno96) e Cristina, per molti è la prima volta che entrano in una grotta.

La grotta in questione è l’ARNALE CIECO (GC7BWRP ), una grotta nota “da sempre”, frequentata dalla popolazione locale fin da tempi antichi, largamente modificata dall’uomo, soprattutto nel livello inferiore, sembra anche sia stata utilizzata come rifugio durante l’ultima guerra.

Giunti nella periferia di Cori col mitico pulmino di Laura e parcheggiato in un ampio piazzale,

apriamo il cancello che delimita l’area di libera fruizione e prendiamo il sentiero a destra della parete, ora si sale paralleli al canalone e rimaniamo sempre un poco sotto il confine tra il bosco ed il pratone soprastante

fino ad incontrare la paretina alta circa 5m, alla base della quale si apre la grotta, seminascosto dai rovi (15 minuti di cammino).

E qui partono i primi commenti, le prime considerazioni: nooo e che io devo entrà in quel buco! Ma quanto è alto? Quanto è stretto? Ma ci passo? Quanto ci vuole a trovare ‘sta cache? Dopo qualche risata siamo tutti più o meno convinti e pronti ad entrare.

L’ingresso, alto 1m e largo 3m, è diviso in due parti da un pilastro di roccia, e dà accesso ad una sala di interstrato bassa (meno di 1,5m) e lunga (22m), con una larghezza massima di 5m; il pavimento è in leggera discesa e ricoperto da grandi blocchi calcarei, mentre il soffitto è rappresentato da un letto di strato solcato da un meandro di volta.

Lungo la parete destra della sala, a pochi metri dall’ingresso, un passaggio permette di accedere ad una sala parallela, uno ad uno, carpon carponi ci ritroviamo al cospetto di alcune piccole stalattiti e stalagmiti, e con il pavimento e le pareti ricoperti a tratti da una crosta calcitica, qui possiamo vedere i veri abitanti della grotta, sulla pareti saltellano, ma solo se disturbate le piccole dolicopodhe e sul soffitto qualche timido pipistrello sonnecchia.

Al centro della sala si apre un saltino di 2m a imbuto e facilmente scendibile, alla cui base un’apertura di poche decine di centimetri obbliga a strisciare sul pavimento, si entra di piedi e si scivola dall’altra parte senza problemi.

Ammazza son tutti bravi ‘sti geocacher!…. e ci ritroviamo in un’altra galleria impostata in un livello inferiore, alta meno di 2m, con andamento meandreggiante, terminante dopo 35m in un’altra sala.

Ai lati della galleria sono stati ammassati artificialmente i detriti per creare un camminamento, poco prima della fine, in basso a sinistra un altro basso pertugio immette in un’altra galleria da cui pendono radici dall’alto,è uno spettacolo vedere come si presenta il bosco da sotto, qui non è raro per niente trovare i pipistrelli appesi alle radici come tanti panni appesi ad asciugare, dobbiamo fare attenzione a non disturbarli, il risveglio invernale durante il letargo potrebbe essergli fatale.

Siamo giunti in fondo, il bivio di fronte a noi conduce a due salette, a destra chiude subito, a sinistra invece ho nascosto la cache, l’indizio fornito è inequivocabile, ci mettono poco a trovarla con grande soddisfazione di tutti.

E quindi uscimmo a riveder le stelle…..

In realtà è ancora il primo pomeriggio di una bella giornata, facciamo una veloce merenda e ci dirigiamo a Nemi, c’è una nuova cache da trovare e delle fragole da degustare.

PS: per farvi godere al meglio la grotta, mi perdonerete se ho usato foto di diverse gite, messe a disposizione dei partecipanti.

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