Valle Cupa

Prima forra dopo il secondo lockdown, finalmente riusciamo avedere un po’ di verde, un po’ di natura senza che sia circondato da asfalto e palazzi.

Siamo solamente in tre oggi, insieme a me ci sono Emilio che mi passa a prendere con la sua auto e Gianni che ci raggiunge sul posto con la sua Smart, così riusciamo anche a organizzare una navetta per il ritorno.

Dopo una ricca colazione a Cave, raggiungiamo il parcheggio di uscita forra (41.8379472N 12.9270556E) alla fine della strada, il torrente è a fianco a noi, 50m più in basso, lasciamo la Smart accanto ad un cancello, da dove parte un sentiero in discesa, immaginando che sia quella la strada di ritorno.

ore 16,30 siamo usciti

Torniamo indietro, per proseguire poi verso Rocca di Cave, dopo una serie di tornanti che mi hanno fatto ricordare la colazione, giungiamo al parcheggio alto (41.8542417N 12.9382639E) al termine della strada cementata percorsa, il torrente è anche qui a fianco a noi, si entra dove è più comodo.

pronti per partire, ore 11.00

Ci prepariamo, la forra è secca, a parte un paio di vasche evitabili, tuttavia non è la prima volta che nonostante la descrizione che abbiamo, alla fine tocca bagnarsi il sedere, inoltre ha piovuto il giorno prima e pure oggi la giornata è uggiosa, quindi mi sono portato una salopette di neoprene da 1,5mm, di quelle da barca, con l’intenzione di sacrificarmi per tutti, se necessario, armando magari una teleferica, giacché in origine dovevamo essere di più e meno abili.

Iniziamo la discesa, sono le ore 11,00, il primo tratto è orizzontale evitando la vegetazione, mai troppo fastidiosa, poi superati i primi salti, oltrepassiamo la prima vasca senza nemmeno accorgerci dell’acqua,

ancora qualche bel salto e siamo alla seconda vasca, quella più problematica e grande, la corda finisce in acqua, c’è la possibilità di un traverso a filo d’acqua, ma sembra scivoloso, il bagno sembra scontato, per cui decidiamo di scendere da un albero spostato rispetto alla linea di discesa, in questo caso però toccherà fare attenzione a tutta la vegetazione che ci trascineremo giù.

La scelta è vincente, non ci bagnamo e possiamo proseguire asciutti, nel frattempo il meteo è migliorato e nel fosso non fa poi così freddo, anzi , a causa dei tratti di marcia che incontriamo, si comincia a sudare, io con la salopette asciutta anche di più.

Abbiamo fatto solo sei o sette salti finora, ce ne aspettano ancora una dozzina e qualche disarrampicata.

Giungiamo sopra sopra l’ultimo salto, senza problemi ma stanchi, io ancor di più chiedo una pausa, forse complici questo anno e mezzo di sosta forzata, i due lockdown, sono distrutto, erano anni che non mi sentivo così stanco, per fortuna i mie compagni sembrano accusare di meno la fatica.

Fatta una merenda, scendiamo l’ultimo salto e affrontiamo la lunga marcia di ritorno, l’ambiente è invaso da tronchi e ramaglie, che vanno continuamente scavalcati o sottopassati, trovandosi ogni volta il passaggio migliore, molto faticoso. Ben presto appare il tufo, superiamo la confluenza con il Fosso della Cannuccetta, alcune briglie fino a raggiungerne una (41.8385889N 12.9264722E) da cui a sinistra parte un sentiero che risale verso la strada.

la briglia

Inizialmente segnata dai classici colori del CAI, la traccia ben presto tende a venire chiusa dalla vegetazione, ad un bivio giriamo a sinistra e saliamo più ripidamente, poi il sentiero ripiana, ma è diventato una striscia di fango tra i rovi, scivoloso sul pendio, fino a che non lo perdiamo del tutto nel bosco, io sono distrutto, nel frattempo ho dovuto fermarmi almeno un paio di volte, Emilio che segue la traccia GPS sul telefono è convinto che manca poco, lascia lo zaino e va in esplorazione, finché pochi metri sopra le nostre teste non passa un’auto, confortati da ciò ripartiamo risaliamo ripidamente quel che manca e sbuchiamo a un paio di cento metri dalla macchina, dopo una mezz’ora di camminata e non quindi da quel sentiero vicino il cancello inizialmente descritto, sono le ore 16,30.

Recuperata la macchina di Emilio a monte, Gianni va direttamente a casa, per poi incontrarci di nuovo tutti a casa mia con le rispettive signore, che hanno preparato una sontuosa cena, e qualche amico di passaggio.

In sostanza abbiamo sceso una quindicina di salti, il più alto di 27m, gli attacchi sono naturali e su spit, sufficienti, forse la prossima volta potrebbe essere necessario cambiare qualche cordino, forra decisamente asciutta nonostante la pioggia del giorno prima.

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