San Silviano

La leggenda racconta che Silvano fuggì dall’Africa del Nord assieme al padre Eleuterio, a causa della persecuzione dei Vandali, stabilendosi a Terracina, l’antica ‘Anxur’ dei Volsci. 

La tradizione manoscritta dei testi e l’uso popolare di essi, hanno trasformato di volta in volta il nome in Silvino, Salviano, Salviniano, Silviano; tanto è vero che la località dove sorge la chiesa dedicata a San Silvano e la grotta meta della nostra gita, si chiama Silviano e si trova poco distante da Terracina,. 

Il nome Silvano deriva dal latino ‘Silvanus’ e significa ‘abitante del bosco’; era chiamata così l’antica divinità romana, parallela al greco Pan, protettrice delle selve, delle greggi e dei campi; di solito raffigurato con una lunga barba e una folta chioma coronata di pino.

Autore: Antonio Borrelli (fonte: http://www.santiebeati.it/dettaglio/40400)

La grotta è nota “da sempre”, ed è stata frequentata dalla popolazione locale fin da tempi lontani, come testimoniano le scoperte archeologiche avvenute negli anni ’50. Nel corso del XX secolo la grotta è stata visitata numerosissime volte; a partire dal 1954 il numero di speleologi che hanno percorso la grotta è stimabile in alcune migliaia, e numerosa è forse stata anche la frequentazione della gente del luogo. La cavità è un caos di massi secco e polveroso, ed essendo stata utilizzata come locale punto di scarico di rifiuti, è attualmente in uno stato di notevole degrado ambientale.

Autore: Le grotte del lazio, Mecchia G., Mecchia M., Piro M., Barbati M.

Ciò nonostante nasconde anche angoli di rara bellezza, vi si accede tramite un largo pozzo non protetto, profondo solo 5m,

utilizzando una scaletta in ferro già in loco, piuttosto malmessa,

per cui abbiamo messo una corda di sicura e quindi è necessaria una minima esperienza speleo-alpinistica. Giunti alla base ovvero in cima al cono detritico, che altro non è se non il tetto della grotta che sprofondando ha creato il pozzo,

si può cominciare a scendere, con molta attenzione mi raccomando, in fondo c’è un altro pozzo di 10m circa, e ammirare le grandi colonne stalagmitiche e le stalattiti pendenti.

Prima però bisogna cercare il cache, se no che siamo venuti a fare?

spoiler

Se non siete speleologi oltre non vi consiglio di andare, in ogni caso sono necessari: scarponcini da trekking, caschetto e luci per gli angoli dove non arriva la luce.

Noi che invece un po’ di esperienza l’abbiamo, abbiamo visitato la grotta. Per primo siamo scesi a sinistra verso l’ampio salone visibile in fondo

poi ci siamo intrufolati nei massi, cercando un passaggio per andare più in basso

successivamente tornando indietro, abbiamo visitato qualche altro luogo concrezionato

per poi attrezzare il breve “traverso”, che ci ha permesso di superare il pozzo senza cadere

e raggiungere la sala dei pipistrelli.

e come tutte le belle avventure …

… finisce a tarallucci e vino

Ecco un breve video della escursione

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